Il problema
Stavo programmando le lezioni di pilates.
Come una persona adulta e perfettamente funzionante.
Avevo l’agenda aperta sulla scrivania, durante una breve pausa dal lavoro.
L’agenda era ovviamente quella bella.
Non quella delle emergenze. Quella che compri ogni anno convinta che stavolta diventerai finalmente una persona coerente.
Stavo incastrando le lezioni tra i turni di lavoro, gli appuntamenti, l’estetista, i giorni in cui i nonni devono badare al bambino, la dieta della nutrizionista e una quantità di promemoria che avrebbe messo in difficoltà anche il controllo traffico di un aeroporto internazionale.
Accanto all'agenda c'erano dei post-it color tortora. Elegantissimi. Perché il caos, se proprio deve esserci, almeno che sia coordinato.
Su quei post-it c'era tutto.
Cosa mangiare. Quando allenarmi. Chi chiamare. Cosa ricordare. Cosa non dimenticare di ricordare.
A un certo punto mi sono fermata e ho guardato il tavolo.
L'agenda.
I post-it.
La dieta.
Le lezioni.
Le liste.
Le note.
Le annotazioni alle note.
E mi è venuto da ridere. Istericamente.
Perché davanti a me c'era probabilmente il tentativo più sofisticato mai realizzato nella storia dell'umanità di tenere insieme una singola persona.
Me.
Ho spostato il pensiero di nuovo sul pilates.
Al core. ‘Sto cavolo di core.
«Attivalo». «Coinvolgilo». «Lo senti il core?».
Nel pilates il core sembra essere responsabile di qualsiasi cosa.
Postura. Equilibrio. Movimento. Stabilità.
E mentre guardavo la sala operativa della mia esistenza, ho avuto il sospetto che esistesse un altro tipo di core. Quello che usiamo per tenere insieme tutto il resto.
Le relazioni.
Le aspettative.
I calendari.
Le versioni di noi che mostriamo agli altri.
Le versioni di noi che nascondiamo.
I problemi che continuiamo a rimandare alla settimana prossima.
I core issues.
Lo avrei potuto chiamare pure Problemi di core, perché vale sempre il detto «parla come magni», ma scrivo da Roma e avrei rischiato di far diventare questo spazio un ritrovo per cardiopatici.
Più cresco, più mi sembra che la vita adulta sia una lunga trattativa tra ciò che appare stabile e ciò che non lo è affatto.
Le persone che conosco sembrano avere tutto sotto controllo.
Anch'io, in certe fotografie, sembro avere tutto sotto controllo.
Eppure passiamo una quantità sorprendente di tempo a gestire cose invisibili.
Liste. Promemoria. Scadenze. Pensieri. Paure. Possibilità.
Versioni future di noi.
Nessuno pubblica la foto mentale delle diciotto schede aperte contemporaneamente nel cervello.
Pubblichiamo il meal prep. Non la crisi logistica che l'ha preceduto.
Pubblichiamo la scrivania. Non i quarantasette promemoria che la tengono in piedi.
Pubblichiamo gli addominali. Non il sospiro dopo aver guardato il telefono.
Core Issues nasce qui.
Non perché io abbia una soluzione.
Non ce l'ho.
Non sono una psicologa.
Non sono una coach.
Non ho un metodo in sette passi.
Ho soltanto sviluppato un interesse quasi patologico per le contraddizioni della vita contemporanea.
Quelle piccole crepe che non sono abbastanza gravi da essere un problema, ma troppo evidenti per essere ignorate. Le piccole cose di pessimo gusto.
Questo posto esiste per osservarle.
Con un po' di ironia. Con un po' di cattivo gusto.
Con parecchia curiosità.
Ti do il mio benvenuto.
Se hai letto fin qui, sospetto che la tua parte esterna e la tua parte interna stiano attraversando una crisi che nessuna delle due ha ancora avuto il coraggio di ufficializzare.